Sapere dove si è per capire dove andare
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La pianificazione strategica come strumento di sopravvivenza (e di crescita) per gli enti del Terzo Settore La trappola dell’urgenza
C’è un paradosso che accomuna molte organizzazioni del Terzo Settore: le persone che le animano sono spesso straordinariamente capaci di rispondere ai bisogni altrui, ma faticano a trovare tempo per occuparsi dei bisogni della propria organizzazione. Il quotidiano – emergenze, utenti, istituzioni – consuma ogni energia, e il lavoro sul futuro viene continuamente rimandato. Si naviga a vista, senza mai chiedersi davvero: dove stiamo andando? Ed è qui che entra in gioco la pianificazione strategica.
Non solo per i grandi
Quando si sente parlare di “piano strategico”, si immaginano grandi organizzazioni con uffici dedicati e consulenti costosi. In realtà è uno strumento accessibile e prezioso anche – anzi, soprattutto – per le realtà più piccole. Una cooperativa sociale con cinque soci lavoratori, una rete di volontari e una convenzione in scadenza ha bisogno di pensare al futuro almeno quanto una grande fondazione. Forse di più, perché ha meno margini di errore. Il piano strategico non è un documento burocratico da archiviare: è un processo per capire chi si è, cosa si vuole diventare e quale percorso è realistico intraprendere.
Lo specchio della SWOT
Uno degli strumenti più utilizzati nella pianificazione è l’analisi SWOT: punti di forza, debolezze, opportunità e minacce. Una griglia semplice, capace però di restituire un quadro sorprendentemente ricco. Ciò che la rende preziosa non è la struttura, ma il processo che la genera: quando i membri di un’organizzazione la costruiscono insieme, emergono consapevolezze che ciascuno portava con sé ma non aveva mai esplicitato. Un punto di debolezza che sembrava intoccabile si rivela affrontabile; un’opportunità che nessuno aveva notato emerge grazie alla pluralità degli sguardi. Nel caso di un ETS impegnato nel contrasto alla povertà, ad esempio, la sovrapposizione percepita con un’associazione capofila – vissuta come un problema di identità – può rivelarsi una risorsa: reputazione condivisa, volontari già operativi, credibilità istituzionale costruita nel tempo.
Il Golden Circle: partire dal perché
Un altro strumento efficace è il Golden Circle di Simon Sinek: tre domande concentriche su perché un’organizzazione esiste, come raggiunge i suoi obiettivi e cosa fa in concreto. La maggior parte degli enti sa rispondere alla terza domanda, qualcuno alla seconda, pochissimi hanno davvero chiarito la prima. Eppure è proprio dal “perché” che deriva tutta la forza organizzativa e comunicativa. Un’associazione che sa dire non solo “gestiamo housing sociale e una mensa” ma anche “vogliamo che nessuno resti indietro e che l’aiuto si moltiplichi” ha un orizzonte di senso capace di motivare i collaboratori, orientare le scelte e parlare al cuore dei donatori.
La consulenza come sguardo neutro
Il processo di analisi strategica può svolgersi anche internamente, ma il supporto esterno aggiunge un ingrediente difficilmente replicabile: lo sguardo neutro. Chi è immerso nella vita quotidiana di un’organizzazione porta con sé abitudini percettive – punti ciechi, narrative consolidate – che rendono difficile vedere la realtà per quello che è. Un buon consulente non porta risposte preconfezionate: porta domande. Facilita conversazioni che altrimenti non avverrebbero, aiuta le persone chiave a confrontarsi su priorità che sembravano scontate e a costruire insieme una visione davvero condivisa. Questa funzione è tanto più preziosa nelle realtà piccole, dove tutte le decisioni sono in poche mani e anche una piccola incomprensione può diventare un ostacolo significativo.
Sostenibilità non è una parola sporca
Un esito concreto della pianificazione strategica è la messa a fuoco del modello economico. Per molti ETS questo è un tema che genera imbarazzo, quasi che occuparsi di denaro contraddica la vocazione solidaristica. Niente di più sbagliato: un ente che non è sostenibile smette di erogare servizi, smette di assumere, smette di aiutare. Il Codice del Terzo Settore offre oggi strumenti per diversificare le entrate – attività di interesse generale, attività imprenditoriali accessorie, raccolta fondi organizzata – che vale la pena conoscere e saper applicare alla propria realtà.
Il tempo come risorsa strategica
La pianificazione strategica restituisce tempo. Può sembrare paradossale, perché richiede di sottrarne un po’ all’emergenza quotidiana. Ma un’organizzazione che ha chiaro dove vuole andare lavora in modo più efficiente, fa scelte più rapide e non disperde energie in mille direzioni. Il rischio principale per molte piccole realtà non è fare troppe cose: è farle tutte senza che nessuna sia davvero strategica. La pianificazione non toglie spazio alla passione, la orienta.
Quando le cose si fanno difficili e le soluzioni sembrano lontane, il supporto di una società come Tersa può aiutare a riprendere fiato e rialzare lo sguardo. Strumenti consolidati, profonda conoscenza del settore e un approccio orientato ad abilitare — non a creare dipendenze — fanno della consulenza strategica un'opportunità concreta per tornare a guardare al futuro e rilanciare la propria missione sociale.




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